Giugno Popolare Vesuviano
Hanno detto...
Home
Eventi
La Storia
I video
Le immagini
Gli archivi
Il Gruppo contadino della Zabatta
Links
Villaggio vesuvio: gli esordi

Con Franco Ammirati ci siamo rivisti dopo trent'anni. E' stato un bel ritrovarsi. Un incontro cordiale fra due persone che hanno avuto sempre il massimo rispetto l'uno per l'altro. Un incontro fra amici che non hanno mai avuto bisogno di alzare la voce per far valere ognuno la propria ragione. Semmai ci fossero state diversità.
All'inizio degli anni Settanta ricordo che fu proprio Franco Ammirati a contattarmi. Aveva da poco aperto un circolo bellissimo, con ampi spazi, un teatro capiente ed un'annessa discoteca in cui ho consumato qualche passione giovanile. Franco ed i suoi amici: Renato Andreozzi, Salvatore Borriello, Alfonso Cepparulo, Carlo Coppola, Gennaro Merenda, ecc., volevano l'insegna dell'Arci. Avevano capito l'importanza di aderire ad un'associazione di massa, diffusa sul territorio nazionale che aveva una strategia di promozione culturale, progettata da valenti intellettuali della galassia marxista italiana.
   
Sia io che Franco e molti suoi amici eravamo militanti del Partito Comunista Italiano in cui trovavamo scarse risposte alle nostre aspirazioni.
Nel territorio vesuviano il Pci, in quegli anni, aveva un ruolo marginale. Non si riusciva mai a spuntare un numero di consiglieri comunali che impegnasse le dita delle due mani ed il Partito era chiuso come un monolite. Le uniche iniziative culturali e di evasione consentite erano le Feste dell'Unità che a Somma Vesuviana siamo riusciti ad organizzare poche volte a causa della mancanza di soldi e di organizzazione.
Tra l'altro il cliché della Festa dei comunisti era abbastanza scontato: la proiezione di un film (Apollon, Le quattro giornate di Napoli, Banditi a Milano, ecc), un dibattito sui problemi amministrativi, lo stand con i panini, il concerto di un gruppo musicale locale e a conclusione il comizio del compagno della Federazione.
Noi giovani volevamo qualcosa di più e con l'Arci avevamo trovato uno strumento per dare spazio alle nostre ambizioni e per eludere i rigidi protocolli delle segreterie Pci e del comitato dei probiviri. A Somma l'Arci funzionava già da qualche anno ed inconsapevolmente aveva avviato la stagione della rivalutazione del folk che tanti proseliti ha avuto in Italia. L'operazione non è stata delle più facili. Ricordo che dovemmo sudare le proverbiali sette camicie per convincere i membri della "Paranza d'ò Ciglio" che rappresentava e raggruppava in sé l'essenza della tradizione popolare, a fare un passo in avanti.
La cittadina vesuviana è stata sempre il centro delle tradizioni culturali legate al Monte Somma. La Paranza d'ò Ciglio il 3 di maggio, a conclusione della settimana dedicata alla celebrazioni della Festa della montagna e articolata nel lunedì dei Mariglianesi e dei Pomiglianesi, scendeva con tamburi, trecce di campanelli, putipù e scetavaiasse e consegnava la pertica a qualche personalità scelta dal gruppo. A conclusione della Festa della Madonna di Castello la Paranza organizzava ogni anno un concertino. In quell'epoca erano chiamati a tenere il concerto al Casamale, il quartiere più alto della città i cosiddetti cantanti della "Malavita": Mauro Nardi, Mario Merola, ecc.
   
Io avevo saputo della nascita della Nuova compagnia di canto popolare che faceva un lavoro di recupero della tradizioni popolari ed ho proposto ai membri dell'Arci Somma due nuove soluzioni che all'apparenza sembravano inaccettabili.
Facemmo esplicita richiesta alla Paranza di invitare proprio la Nuova compagnia di canto popolare e di spostare il concerto in Piazza Trivio, cuore pulsante della città. Non vi dico le discussioni! Avevamo, però, la fortuna di avere tra i soci fondatori dell'Arci Felice D'Avino, animatore e capo riconosciuto della Paranza d'ò Ciglio che per i suoi rigidi principi morali ed organizzativi io ed il mio amico Nicola Polise avevamo soprannominato "Capatosta".
Felice D'Avino (detto o' Quatturano), venuto a mancare qualche anno fa è stata una persona di indubbio valore morale, cui tutti noi dobbiamo grande riconoscenza. Sul letto di morte il padre, all'unico maschio della famiglia, raccomandò tre cose: curare l'educazione delle sorelle, tenere vive le tradizioni e votare sempre il Partito Comunista italiano. E Felice ha sempre tenuto fede alla promessa. E' stato l'organizzatore principale di tutte le iniziative popolari e religiose che si tenevano a Somma a cominciare dalla processione del Venerdì santo fino alla Festa delle lucerne.
Quando io ed i miei amici dell'Arci cercammo di convincere i componenti della Paranza ('e Capotuosti) ad adeguare la Festa della montagna trovammo subito un muro invalicabile. Non andava giù l'idea di spostare la Festa nel centro di Somma che ha sempre considerato i Casamalisti un gruppo di ignoranti, sporchi e comunisti.
Alla fine, però, grazie alla mediazione di Felice D'Avino la proposta passò. Ricordo che in piazza Trivio mi ritrovai, un poco prima del concerto della Nuova compagnia, con Angelo De Falco che in seguito ha collaborato con noi al Villaggio Vesuvio. Il concerto non fu neanche un gran successo, ma creò molta attenzione.
In quella occasione conobbi anche Roberto De Simone, entusiasta per l'esibizione e la spontaneità dei componenti della Paranza. Roberto De Simone mi chiese se poteva incontrare i componenti della Paranza d'ò Ciglio un mese dopo perché voleva fare alcune registrazioni e riprese.
Anche questa richiesta, però, provocò nuove discussioni. I componenti della Paranza erano molto dubbiosi, si preparavano e si esibivano solo nelle occasioni rituali con un cerimoniale da cui era vietato deviare. Con un poco di pazienza, però, riuscimmo a ricreare l'occasione proposta da De Simone e la Paranza d'ò Ciglio si esibì con un fuori programma nello spazio del ristorante " 'E rose rosse" a Castello.
Roberto De Simone arrivò con un gran seguito di musicisti e di ricercatori ed avviò a Somma Vesuviana una nuova stagione. Dopo quella volta infatti non c'è stata iniziativa popolare che non vedesse nella città la presenza di ricercatori di tutte le università del mondo con telecamere e microfoni a seguito. Eravamo braccati da amanti del folk, da studiosi, da artisti e da semplici appassionati della cultura popolare e contadina.
A causa della grande richiesta formammo il gruppo folk "Paranza di Somma" che cominciò a girare in Italia e nel mondo. Questa improvvisa notorietà provocò nel circolo Arci, costituito in gran parte da operai e contadini, le prime spaccature. Infatti c'erano soci come Giovanni Coffarelli, scomparso l'anno scorso che volevano perfezionare le performance musicali, scegliendo i suonatori più capaci ed altri che invece ritenevano importare aprire il Gruppo folk a tutti i soci dell'Arci e alla gente del rione Casamale.
Questa diversità di opinione, però, non limitò il nostro impegno associativo che si allargava alla promozione del teatro sperimentale, all'impegno ambientale ed alla lotta per la conservazione dei beni storici e monumentali.

   
Intanto avevamo costruito un rapporto importante con i dirigenti dell'Arci provinciale e regionale perché a Somma si realizzavano iniziative di grande mobilitazione popolare e si riusciva a fare circa 1000 tessere all'anno all'Arci Caccia.
Io che non sapevo né cantare né suonare cercavo di tenere unite le due anime dell'Arci Somma anche quando Coffarelli ed alcuni soci decisero di costituire un gruppo musicale diviso dal circolo che giustamente chiedeva un compenso per le esibizioni. Questa scelta ha creato dissapori e divisioni che sono durate decenni.
Quando Franco Ammirati mi chiamò per costruire un coordinamento dell'Arci vesuviana eravamo in questa condizione, ma certamente la proposta era molto allettante. Mi colpì immediatamente la grande capacità organizzativa degli amici di San Giuseppe, la loro tenacia ed il grande spirito imprenditoriale. Franco era già un imprenditore di successo. Renato un bravo avvocato, mentre gli altri amici del Villaggio Vesuvio erano valenti intellettuali con problemi molto diversi da quelli dei soci di Somma.
Cominciammo subito a progettare iniziative e convegni. Le discussioni erano molto caratterizzanti e costruttive. I dirigenti del Villaggio Vesuvio, credo fossero molto più avanti di me che ero uno studentello, con la testa piena di idee costruite nella militanza comunista.
Intanto ero stato eletto consigliere comunale a Somma ed aggiungevo agli impegni organizzativi anche quello istituzionale. Confesso che i soci di Villaggio Vesuvio in alcuni momenti parlavano un linguaggio che io forse non ero in grado di capire. Essi avevano visto giusto e progettavo di utilizzare la ricchezza della nostra storia culturale non solo per proteggere le tradizioni ed il patrimonio naturalistico e monumentale ma anche per valorizzare il tessuto economico e produttivo.
Io ero abituato a diffidare appena entrava in gioco il discorso di monetizzare. Non mi scandalizzavo, però. Ammetto di avere imparato tante cose nelle lunghe discussioni e soprattutto c'era una fiducia reciproca. Infatti i rapporti con i soci di Villaggio Vesuvio procedevano nel migliore dei modi. C'è stato un lungo periodo in cui l'Arci Somma ed il Villaggio Vesuvio erano la stessa cosa. Eravamo sempre insieme. Uniti negli interessi e nelle strategie. Ci scambiavamo le esperienze come succede tra vecchi amici.
A Somma dopo l'esplosione del folk avevamo rapporti con i gruppi teatrali emergenti: Libera scena ensemble di Rosario Crescenzi, il gruppo teatrale di Gennaro Vitiello e di Tony Neiwillewr, ecc. E non si contano i ricordi.
Una sera eravamo a cena a casa mia. Renato Andreozzi si ingozzava a più non posso e quando gli ho fatto notare che poteva anche sentirsi male mi ha risposto semplicemente "Mangio per un fatto di angoscia". Quella frase non l'ho più dimenticata. La ripeto spesso ed il successo è sempre assicurato.
Intanto al nostro gruppo di lavoro al Villaggio Vesuvio si era unito Angelo De Falco di Pomigliano d'Arco che aveva concluso traumaticamente la sua esperienza come manager della Nuova Compagni di canto popolare. Fu proprio il tema del folk a creare i primi dissapori. Infatti quando al Villaggio Vesuvio costituirono il Gruppo contadino della Zabatta ci fu subito la reazione risentita di Giovanni Coffarelli, sostenuto da Roberto De Simone.
Da quel momento i rapporti non furono più gli stessi. Alcuni soci dell'Arci Somma non volevano più sentir parlare dell'esperienza di San Giuseppe Vesuviano. Si era creata una frattura che però non ha mai condizionato i rapporti futuri tra i gruppi dirigenti delle due sedi vesuviane dell'Arci. Lo stesso Angelo De Falco, dopo un poco di tempo, prendendo forza dall'esperienza del Villaggio Vesuvio costituì il gruppo operaio "E zezi" di Pomigliano D'Arco, da cui in seguito nacquero le esperienze musicali delle "Nacchere rosse" e di Marcello Colasurdo che ancora continua fino ad oggi.
Tutta una esperienza culturale e musicale è nata da quegli incontri, svolti a San Giuseppe Vesuviano tra un gruppo di amici che non ci ha ricavato neanche tanto a livello personale. Niente sarebbe stato come è oggi se non ci fosse stato le discussioni e gli screzi al Villaggio Vesuvio di San Giuseppe Vesuviano. Siamo entrati nella storia da protagonisti e neanche ce ne siamo accorti. Nessuno ci riconosce il merito perché si è persa la testimonianza storica. Questo è il mio rammarico. Nessuno ricorda gli eventi perché, strada facendo, è stato smarrito il diritto di raccontare. Tutto un filone culturale, sfruttato da utilizzatori finali che hanno scritto libri, prodotto dischi, promosso spettacoli culturali ecc., è nato da quell'incontro casuale tra amici, comunisti e sognatori, svoltosi a San Giuseppe Vesuviano.
La soddisfazione, però, è quella di aver svolto al meglio un compito che nessuno ci avrebbe voluto affidare. Abbiamo imposto una svolta alla cultura di sinistra contro cui abbiamo dovuto duramente lottare. Già nelle prime edizioni del Giugno popolare, io però, avevo già abbandonato il campo senza mai interrompere i rapporti con Franco Ammirati ed i suoi amici.
Nel secondo decennio degli anni Settanta fui nominato responsabile dell'organizzazione dell'Arci provinciale napoletana e non trovavo conveniente andare ad infilarmi in un nugolo di polemiche, sollevate dai progetti dell'Arci Villaggio Vesuvio. L'Arci Somma, intanto, accettava volentieri le proposte dei compagni di San Giuseppe, diventò sede decentrata del Giugno vesuviano, ospitando spettacoli con Leo e Perla, con Horacio Chertok, ecc. Ho sempre seguito non estremo interesse la programmazione del Giugno Vesuviano, vera fucina di artisti, poeti e cantori e quando ho potuto ho dato una mano.
Successivamente mi sono sempre di più allontanato dalle iniziative provinciali perché dall'Arci mi è stato dato il compito di formare un'associazione ambientale nazionale, legata al movimento operaio italiano, dopo le elaborazioni teoriche del marxismo scientifico di Barry Commoner. A livello nazionale con Bernardo Rossi Doria, Danilo Leoni e Pietro Battaglini formammo il gruppo di lavoro che nel 1980 costituì a Roma la Lega per l'Ambiente Arci. Ricordo che all'assemblea costitutiva, tenutasi all' aula magna dell'università La sapienza a Roma ho tenuto la relazione introduttiva della nascente associazione, davanti ad un uditorio composto tra gli altri dal rettore Ruperti, da Giovanni Berlinguer e da Fabrizio Cicchitto.
Nel 1984 mi sono trasferito definitivamente a Roma, dove attualmente svolgo le attività di insegnante e di giornalista del Messaggero. A circa 40 anni di distanza mi sono di nuovo rivisto con Franco Ammirati.

Luigi Jovino
   
Spazio in allestimento
Spazio in allestimento
Spazio in allestimento
Da Pompeya a Pompei

Pompeya è uno dei più popolari rioni di Buenos Aires, ricordato nell'immortale tango "Sur".
Vicino a quel rione, negli anni '70, un gruppo di attori aveva creato una comunità teatrale, il "Nucleo" : faceva pedagogia, produceva spettacoli e una rivista di cultura teatrale.
Nel 1976 il gruppo fu invitato al Festival di Palermo: Pasquale Ammirati e la sua agenzia viaggi di Buenos Aires lo aiuta ad organizzare il viaggio. Non si sapeva ancora che sarebbe stato per molti di loro un viaggio senza ritorno : il 24 di marzo i generali prendevano il potere ed inauguravano un'atroce dittatura, che avrebbe fatto oltre 30.000 vittime.

   
Non si trattò solamente del viaggio: gli Ammirati di San Giuseppe Vesuviano seppero accogliere il gruppo - una bellissima casa di campagna ai piedi del Monte Somma , dell'ottimo vino della Zabatta - ed organizzare, attraverso l'ARCI VILLAGGIO
   
VESUVIO una serie di manifestazioni nei paesi del vesuviano.
Una straordinaria esperienza di cultura popolare, che allo spettacolo faceva seguire intensi dibattiti sulla cultura, sulla dittatura militare, sull'informazione negata o falsata.
Lo spettacolo, Herodes, una meditazione scenica sul potere, con un linguaggio fisico che oltrepassava il verbale per cercare una strada dritta al cuore degli spettatori, aveva avuto un'ottima accoglienza nei media, i giornali nazionali ne davano notizia con ricche recensioni, dalla sinistra fino addirittura a Vogue Italia. Era questa la sfida: portare uno spettacolo coccolato dalla critica , programmato nei festival e nel circuito "alto" e degli addetti ai lavori, al contatto diretto e senza mediazioni con un pubblico popolare, quello della cintura vesuviana, contadini ed operai da Ottaviano , Somma , Pomigliano ad Acerra.
Un successo travolgente.
A sfatare il mito ottuso dell'incapacità delle classi popolari d'interpretare e poter fruire di prodotti artistici "alti" : non c'è arte "alta" o "bassa", ci sono persone grandi o piccole.
Un esperienza emozionante, che lasciò profonde tracce nel gruppo di attori, che nel frattempo aveva imparato che non poteva fare più ritorno alla sua terra. E che, forte proprio di quell'esperienza, riuscì a generare una forma di teatro popolare che lo avrebbe reso noto nei trent'anni successivi, in Italia, in Europa e nel mondo. Perché anche se il Nucleo trovò, più tardi, ospitalità al nord, a Ferrara, chiamato ad intervenire in quel processo che fu la riforma psichiatrica, fu proprio lì, all'ombra e alla luce del Vesuvio, che imparò ad essere quello che ancora oggi è, quasi quarant'anni dopo.

Horacio Oscar Czertok
   
Teatro Laboratorio "Comuna Nucleo" in "Herodes"- Somma Vesuviana, II GPV, 1975-